Eravamo gemelli di tempo e di luoghi …
Un ricordo che attraversa una vita, una terra, una musica …
Ci sono amicizie che non hanno bisogno di essere coltivate ogni giorno per restare vive. Continuano a camminare dentro di noi, attraversano gli anni, le distanze, le scelte di vita e rimangono intatte, come le montagne che hanno visto nascere entrambi.

Eravamo gemelli di tempo, perché nati entrambi nel 1955. Ma eravamo anche gemelli di luogo, perché siamo venuti al mondo al di là del ponte dove il fiume Calore incontra, per la prima volta, i segni della presenza dell’uomo.
Siamo stati compagni di banco alle scuole elementari di Piaggine, con gli stessi maestri, salendo ogni mattina verso quell'”edificio” scolastico fatto costruire dal primo sindaco del dopoguerra, Custode Petraglia.
Erano gli anni dell’innocenza, quando il futuro sembrava ancora tutto da inventare.
Ci ritrovammo poi al Magistrale di Piaggine, dopo il mio rientro dal Seminario di Vallo della Lucania.
Successivamente le nostre strade presero direzioni diverse.
Io a Napoli, all’ISEF.
Lui a Salerno, all’Università.
Poi io a Varese, lontano dalla nostra terra.
Emilio, invece, rimase fedele alla Valle del Calore e alla sua vera vocazione: la musica.
Quando tornai definitivamente nella terra dei padri, i nostri incontri ripresero come se il tempo non fosse mai trascorso.
Per Emilio ero sempre lo stesso amico di un tempo.
Ed era bellissimo ascoltarlo.

L’ho visto esibirsi tante volte come cantante e autore, ma ridurlo soltanto alla musica sarebbe ingiusto.
Emilio era soprattutto un custode della memoria.
Conservava proverbi, poesie, canti popolari, racconti, modi di dire, episodi che molti avevano dimenticato o consideravano ormai privi di valore.
Lui, invece, li custodiva come un patrimonio prezioso.
Parlava con orgoglio dei figli, Carmelo e Luca, che avevano seguito la strada della musica.
Ma bastava evocare l’infanzia perché il suo volto cambiasse.
La “palata”, le rocce levigate dal fiume, i sentieri, le persone, le stagioni di una volta…
Ogni racconto diventava un pezzo della memoria collettiva della comunità “chiainara”.
Era un interprete dell’anima più autentica della sua terra.
Tra le migliaia di studenti passati per il Magistrale di Piaggine, pochi hanno saputo incarnare con altrettanta intensità quel senso profondo di appartenenza alla propria comunità.
Forse anche per questo non concluse gli studi universitari.
La musica lo chiamava con una forza più grande.
E lui le rimase fedele fino all’ultimo giorno.
Attraverso le sue canzoni, le sue ricerche, i suoi racconti e la sua voce, ha custodito un patrimonio culturale che appartiene non soltanto alla sua famiglia, ma all’intera Alta Valle del Calore.
Continueremo a camminare insieme
Oggi Emilio non è più accanto a noi.
Eppure continuo ad averlo vicino.
Ogni volta che il Calore scorrerà tra le rocce della nostra infanzia, ogni volta che un canto popolare tornerà a risuonare nelle piazze o una storia antica verrà raccontata ai più giovani, ci sarà ancora qualcosa di lui.
Alla moglie Angela, ai figli Carmelo e Luca, alla sorella Giuseppina, al cognato Giovanni, ai suoceri Elena e Carmelo giunga l’abbraccio sincero di una comunità che perde un uomo buono, un amico, un musicista e uno dei più autentici custodi della memoria della Valle del Calore.
Per quanto mi riguarda, preferisco pensare che il nostro cammino non si sia interrotto.
Ha semplicemente preso sentieri diversi. Ma che conduce, come sempre, verso la stessa terra che entrambi abbiamo amato e che Emilio ha anche “cantato” …
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