Quando sono stata invitata da Vito Caponigri a una serata per presentare il suo libro di poesie Tra realtà e fantasia, ho avuto un attimo di perplessità.
Io, giornalista e scrittrice, autrice di un romanzo intitolato Mirari che la critica ha giudicato, bontà sua, intriso di forti legami con la mia terra di origine, il Cilento, mi sono laureata molti anni fa alla Sapienza di Roma in Critica letteraria con una tesi, per mia scelta, su Romano Bilenchi, su un autore cioè di prosa, a riprova del fatto che io amo stare con i piedi per terra, che sono una scrittrice di concretezza, che vuole rappresentare la realtà, per trovare e dare una risposta concreta ai problemi. Mi viene spesso in mente ciò che diceva un autore dell’’800, Giuseppe Giusti, che pure era un poeta ma credeva e professava un’idea di letteratura sintetizzandola in un epigramma: “Fare un libro è men che niente / se il libro fatto non rifà la gente”.
Ecco, è questa la mia idea di libro e di letteratura.
È per questo che ho avuto un attimo di perplessità, come dicevo in apertura, dinanzi alla richiesta di Vito. Mi sembrava un fatto non coerente con la mia idea di un “libro utile” a rifare la gente, a dare una risposta ai problemi dell’oggi.
Poi a scorrerne le pagine mi sono accorta della necessità che i testi esprimevano: necessità di valori dichiarati (amore, amicizia, legami), necessità di bellezza che in un mondo lacerato come il nostro la Poesia, quella con la lettera maiuscola, sa esprimere e proclamare ad alta voce.
La poesia è come la fiaccola che, come si dice nel Vangelo, non si può né deve nascondere sotto il moggio, ma si mette in alto per far luce a tutta la casa.
Ecco perché ho creduto in questa Poesia: perché sa dire e dichiarare i valori, i grandi valori: la Fede, l’Amore, l’Amicizia, rivelandoli anche attraverso il “parlar materno” attraverso un sapido dialetto, dando voce al paesaggio e alle cose che ne riempiono il quotidiano paesaggio paesano (animali, persone, figurine, minime date e ricorrenze).
Perché sa dirli in nome di un’esigenza di Verità.
Testi che sanno di legame col passato che non vuole tramontare, testi che sanno di radici tenaci e rivelano legami profondi e attaccamento agli affetti, a partire dalla Dedica (specialmente la prima delle due), ai due cugini, “due fratelli”, Onofrio e Pablo prematuramente scomparsi, ma presenti come “due angeli” custodi da “lassù” di un cammino che si nutre di speranza.
Tutto per “non dimenticare”, come dichiara il primo testo dell’intera raccolta fin dal testo d’aperura del libro: andando “dove mi porta il cuore”, come Vito proclama in un bel testo, affrontando la vita come un viaggio alla ricerca di sé, del proprio io più profondo vero, proteso all’amore e alla felicità, a dispetto di ogni sconforto e sensazione di solitudine, con la consapevolezza e la speranza che “qualcuno c’è che ti aspetta”.
A scorrerne poi i testi leggo a caso, almeno due passaggi, esemplari e significativi:
“Ti voglio bene mamma”, così intriso dei più commossi sentimenti filiali, di legame con una vita che muta ma non si spegne. “Come una farfalla / prendesti il volo / per il tuo ultimo viaggio. / A me restava / quel tuo ultimo sguardo…”.
Come non amare siffatta poesia?
Come non restare affascinati dal testo successivo, fin dal titolo e da quel che segue “Tu sei dentro di me”, dall’”energia” che trasmette?
ANTONELLA CASABURI





1 commento
Brava! Una scrittrice di “concretezza” in una terra in cui prospera l’approssimazione…