Il volume Mediterraneo, «mitt kära» – Sulle tracce di re Gustavo VI Adolfo di Svezia in viaggio nella Magna Grecia, firmato da Gaetano Fierro ed edito da EditricErmes, rappresenta un’operazione storiografica e sociologica di straordinario spessore, capace di sottrarre alla dispersione del tempo un capitolo cruciale della biografia del grande sovrano umanista del Novecento. L’opera si sviluppa a partire da una scoperta che assume i contorni di un’epifania intellettuale: tra la fitta e selvaggia vegetazione di contrada Paino, nelle vicinanze della foce dell’Alento, Fierro scorge una targa stradale artigianale, vergata a mano con un pennarello blu sbiadito, recante l’enigmatica iscrizione “via Gustavo di Svezia”. Questo frammento di toponomastica rurale diventa la spinta propulsiva per un’indagine, archivistica e sul campo, durata oltre quattro anni, concepita per colmare un profondo vuoto documentale. Se infatti erano state ampiamente approfondite le campagne di scavo effettuate dal monarca nella Tuscia, in particolare nei pianori tufacei di San Giovenale e Acquarossa, non così era stato nel Cilento. Fierro inizia quindi a mappare la fitta rete di contatti intellettuali, visite istituzionali e ricognizioni archeologiche compiute dal re scandinavo nel territorio a sud di Salerno.
Sotto il profilo metodologico, il saggio si impone per una struttura narrativa ben stratificata, caratterizzata sia dal rigore della ricerca che dalle indagini locali. Fierro non si limita a decodificare i registri d’archivio o le cronache giornalistiche dell’epoca, come i preziosi articoli della Gazzetta del Mezzogiorno o del Mattino, ma scende fisicamente nelle piazze e nelle strade per interrogare la memoria storica dei luoghi. Attraverso il dialogo con il colto libraio Paolino di Ascea, con il giornalista Bartolomeo Lanzara e con anziani operai e manovali edili che negli anni Sessanta avevano lavorato nei cantieri di scavo, emerge il ritratto intimo, vivido e profondamente democratico di un monarca che concepiva il Mediterraneo come una patria liquida e spirituale.
Il volume acquisisce autorevolezza scientifica e istituzionale grazie a un solido apparato bilingue, che include la prestigiosa presentazione dell’Onorevole Carmelo Conte e la dotta premessa del noto archeologo Kristian Göransson, all’epoca direttore dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma. La narrazione riesce a tracciare una rigorosa mappa della classicità, dividendo l’itinerario reale in due chiare direttrici geografiche: il versante tirrenico, dominato dallo stupore mistico davanti ai templi di Paestum e alla sublime Porta Rosa di Velia, e il versante ionico, che si snoda attraverso i siti di Heraclea a Policoro, Metaponto, Sibari, Spezzano Albanese e Taranto.
L’agile saggio possiede una densità di contenuti nobilitata da una raffinata sensibilità numismatica e da una felice commistione tra archeologia e denuncia sociale, elementi che elevano il libro ben oltre il semplice resoconto biografico. Le riproduzioni e i riferimenti visivi agli stateri d’argento incusi di Poseidonia e ai bronzi di Nuceria Alfaterna dimostrano come lo studio delle monete antiche fosse per il re lo strumento primario per comprendere l’autentico radicamento delle antiche civiltà che vissero in queste aree. Il testo brilla per la narrazione di accadimenti memorabili, come il celebre banchetto ufficiale a Pontecagnano del marzo 1967. In quell’occasione, il Sovrano chiese di avere dell’acqua di rubinetto. Il sindaco Del Mese lo informò della mancanza di una rete idrica comunale. A ciò seguì lo sblocco immediato di un miliardo e trecento milioni di lire per l’acquedotto da parte di Gabriele Pescatore, presidente della Cassa per il Mezzogiorno. Il passaggio del Re si fa così, anche involontariamente, formidabile catalizzatore di modernizzazione infrastrutturale e civile per il Sud.
Quello che in una prima e superficiale lettura potrebbe apparire come un limite del volume, ovvero la sua andatura temporale a tratti frammentaria e lo stile fortemente digressivo, costituisce in realtà il suo più grande pregio. I balzi cronologici non spezzano la linearità del racconto, ma riflettono fedelmente la natura autentica della ricerca sul campo, che procede per folgorazioni, indizi frammentari e progressive scoperte d’archivio, restituendo al lettore il fascino puro dell’indagine compiuta da Fierro. Allo stesso modo, le ampie parentesi teoriche in cui la prosa si abbandona a riflessioni sociologiche e politiche sul destino del Mezzogiorno interno non distolgono l’attenzione dalla biografia di Gustavo VI Adolfo, ma amplificano il valore ancora attuale della sua visita nel Meridione. Questo approccio, profondamente filosofico, permette all’autore di legare il passaggio del Re archeologo al concetto di economia della bellezza e alla riscoperta della Scuola Eleatica di Parmenide e Zenone, non come nostalgico ricordo del passato, ma come capitale culturale e risorsa inestimabile per ridefinire lo sviluppo futuro di un territorio che possiede una centralità culturale millenaria.
Questo volume rappresenta un atto di resistenza civile per restituire alla Magna Grecia la consapevolezza del proprio patrimonio, oggi custodito dai Parchi Archeologici.
Gaetano Fierro non si limita a ricostruire un itinerario d’altri tempi ma lancia un messaggio di straordinaria attualità, suggellato in una conclusione che celebra il Meridione d’Italia non come periferia geografica ma come baricentro culturale d’Europa. Il legame tra il Nord scandinavo e il Meridione magnogreco si spoglia di qualsiasi distanza geopolitica per farsi sintesi perfetta di un umanesimo universale a dimostrazione che la vera modernità risiede nella capacità di riscoprire le proprie radici più pure. Il pensiero profondo di Gaetano Fierro emerge in tutta la sua forza civile: la terra meridionale, con le sue ricche asperità, i suoi silenzi e i suoi giacimenti di storia calpestata, capace di affascinare persino un sovrano venuto dai ghiacci, ricorda che il riscatto del Mezzogiorno passa inevitabilmente attraverso l’orgoglio della propria memoria.
ANTONELLA CASABURI





1 commento
“L’orgoglio della propria memoria”…splendido explicit di un’esemplare prova di riflessione su un libro necessario per capire come l’amore per la cultura possa dare frutti storiografici notevoli anche da parte di non addetti professionali ma semplici ancorché straordinari amanti del proprio passato…