Isaia 22,19-23; Romani 11,33-36; Mt 16,13-20
Nella nostra regione si è continuato a trascinare l’esistenza, immersi nelle solite occupazioni di un’estate segnata da una sostanziale e fatalistica indifferenza. Molti giovani, sempre più attratti dal popolo della notte, trovano il loro momento di maggiore socializzazione nelle ore piccole, tra musica assordante dal ritmo binario e immancabili bevute, quasi a voler tenere lontano ciò che accade intorno.
A queste condizioni corrisponderebbe quanto un noto drammaturgo ha immaginato circa la reiterata condanna di Gesù, confermata perché nella storia degli ultimi duemila anni nulla sarebbe mutato in meglio! Verdetto apparentemente corretto se, leggendo nel profondo della coscienza degli uomini, veramente il loro cuore fosse rimasto indifferente alla domanda: «Chi dite che io sia?» Raccontare la vita con le opere e testimoniare il bene ricevuto mutano la prospettiva: è quindi possibile capovolgere la sentenza.
Gridiamo con la nostra vita che l’incontro con Gesù ci ha cambiati nel profondo? Le domande poste da Gesù non attendono risposte imparate a memoria durante pochi minuti di catechismo, ma una coinvolgente esperienza quotidiana vissuta in sua compagnia.
La liturgia della Parola invita proprio a questo. Nella prima lettura si descrive la chiave, simbolo del potere, la stessa che riceve Pietro nel passo del Vangelo.
Nella seconda Paolo celebra la grandezza e la singolarità dell’intervento di Dio nella storia.
Il passo evangelico presenta ancora una volta Pietro. L’apostolo, due domeniche fa nel dubbio, oggi pronuncia il suo credo in Gesù. Simpatico, impulsivo, generoso e vile, egli sintetizza l’intera umanità, con i suoi difetti e le sue qualità.

Gesù chiede ai discepoli che lo circondano che cosa si pensi di Lui. Essi rispondono riportando il parere di persone note e ritenute importanti. Non hanno ancora capito che il Maestro desidera risposte personali. Ecco perché precisa: «Ma voi…»
Pietro risponde facendo parlare il cuore e per questo riceve le chiavi. L’episodio fa comprendere che Gesù ha preparato i suoi discepoli alla missione conducendoli a scoprire intimamente chi Egli sia.
La domanda posta da Gesù è stata ripetuta lungo tutta la storia e, di fatto, prolunga la sua missione di Messia.
Il «Chi sono io per voi?» invita a intessere un rapporto vivo e vero. Simone lo comprende: ecco perché diventa Pietro, rivestendosi di una funzione che lo contraddistinguerà nei suoi successori.
La risposta di Pietro consente ulteriori riflessioni. Egli afferma: «Tu sei il Cristo». Non usa un nome proprio, ma evidenzia la funzione del Messia, presenza che trasfigura le esperienze difficili e cambia anche i vili come Simone.
Siamo chiamati a diventare roccia per dare solidità alla comunità, infondere forza nel fratello che soffre, coraggio in chi è assalito dal dubbio; diventare chiave per aprire la porta di Dio e gustare in pienezza la Vita.
Alla domanda rispondiamo aprendo il nostro cuore. Viviamo l’esperienza di essere la culla dell’amore di Dio e non la tomba.




