Il ricordo di una vita e di un affetto mai venuto meno …
Don Aniello Palumbo se n’è andato. E con lui si chiude un capitolo importante della storia religiosa e umana di Piaggine, un paese che lo ha accolto e nel quale ha trascorso gran parte della propria esistenza.
Nato a Terradura, piccolo borgo del Comune di Ascea, don Aniello ha dedicato circa mezzo secolo al ministero sacerdotale a Piaggine, accompagnando generazioni di famiglie attraverso battesimi, matrimoni, funerali, momenti di festa e di dolore. Il suo servizio pastorale ha interessato anche la vicina Valle dell’Angelo e Sacco, dove ha trascorso l’ultima parte della sua lunga vita.

Per molti piagginesi è stato una presenza familiare, una di quelle figure che finiscono per appartenere alla memoria collettiva di un paese. Ha conosciuto bambini diventati adulti, famiglie che si sono formate, persone che sono partite e altre che sono rimaste, assistendo ai profondi cambiamenti di una comunità montana che ha progressivamente visto assottigliarsi la propria popolazione.
A Piaggine don Aniello aveva costruito anche la propria dimensione familiare, vivendo insieme ai nipoti. Tra questi, Ciccilluzzo, come tutti affettuosamente lo conoscono in paese, che lo ha accompagnato per quasi tutta la sua lunga esperienza di parroco e che ancora oggi vive a Piaggine, mantenendo un legame con la vita della parrocchia.
Di don Aniello conservo soprattutto un ricordo personale, che va oltre il suo ruolo sacerdotale.
Era un buon amico di mio padre. Un’amicizia nata e coltivata in quel mondo di rapporti umani che caratterizzava la vita dei nostri piccoli paesi, dove le persone si conoscevano profondamente e le relazioni avevano una continuità che spesso resisteva anche alla distanza.
Con me don Aniello è stato sempre affettuoso. Anche quando ho lasciato Piaggine e la vita mi ha portato altrove, non ha mai mancato di dimostrarmi il suo affetto. Ogni incontro era l’occasione per ritrovare quella familiarità che non aveva bisogno di essere alimentata dalla frequentazione quotidiana.
E forse è proprio questo uno dei ricordi più belli che possiamo conservare delle persone che hanno attraversato la nostra esistenza: la capacità di riconoscerci, di ricordarsi di noi, di mantenere vivo un sentimento anche quando il tempo e la distanza sembrano aver cambiato tutto.
Don Aniello apparteneva a una generazione di sacerdoti che sono stati “investiti” dal Concilio Vaticano II … Ifatti, hanno vissuto il proprio ministero in una società profondamente diversa da quella che li aveva costretti a “traslocare” nella modernità: la dimensione nella quale la parrocchia è diventata uno dei principali luoghi di aggregazione e il sacerdote era parte integrante della vita quotidiana della comunità.
Una vita lunga, la sua, attraversata inevitabilmente da cambiamenti, fatiche e fragilità, come accade a ogni esistenza umana. Ma una vita non può essere racchiusa in un singolo episodio, né giudicata dimenticando il lungo cammino che l’ha preceduto.
Oggi è il momento del ricordo, della gratitudine e della preghiera.
C’è anche una particolare coincidenza nel calendario. Don Aniello ci lascia alla vigilia della festa di Tutti i Santi e della Commemorazione dei Defunti, proprio nei giorni in cui la tradizione cristiana ci invita a riflettere sul significato della morte, sulla speranza della risurrezione e sull’eredità spirituale e umana di quanti ci hanno preceduto.
Nel pomeriggio di oggi, 31 ottobre 2026, alle ore 15, sarà la comunità di Sacco, dove ha trascorso gli ultimi anni, a ospitare le sue esequie. Ma idealmente il saluto arriverà anche da Piaggine, da Valle dell’Angelo e da quanti, nel corso dei decenni, hanno incrociato la sua strada.

Personalmente desidero salutarlo ricordando l’amicizia che lo legava a mio padre e l’affetto che ha sempre riservato anche a me. Sono sentimenti semplici, ma proprio per questo preziosi, perché appartengono a quella parte della nostra storia che nessuna distanza riesce a cancellare.
Ciao don Aniello. Grazie per avermi voluto bene, per aver conservato nel tempo l’affetto verso la mia famiglia e per avermi sempre accolto con la familiarità di chi non ha mai dimenticato le proprie amicizie.
Che il Signore ti accolga nella sua pace.
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