Prima ancora dei residenti scompaiono le nuove generazioni. Nel Cilento Interno gli anziani sono ormai enormemente più numerosi dei ragazzi e la diminuzione degli 0-16 anni mette a rischio scuole e servizi. Ma il dato più preoccupante arriva dagli adolescenti: solo uno su sei immagina di restare.
Quando un paese perde cento abitanti non perde semplicemente cento nomi dall’anagrafe. Dipende da chi sono quei cento.

Se diminuiscono soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti, cambia il futuro stesso della comunità: si riducono le classi scolastiche e le famiglie in età fertile, diventano più fragili i servizi e aumenta il peso della popolazione anziana.
Il Cilento Interno, con i suoi 29 Comuni, offre una fotografia particolarmente chiara del fenomeno. Non coincide con l’intero Parco, ma rappresenta un laboratorio significativo delle dinamiche che interessano molti piccoli centri.

Tra il 2011 e il 2022 la popolazione dell’area è diminuita dell’11,8%, mentre nello stesso periodo il calo medio della provincia di Salerno si è fermato intorno al 4%.
Ancora più significativo è il rapporto tra generazioni.
Nel 2018 l’indice medio di vecchiaia dei Comuni del Cilento Interno raggiungeva 365,6: più di 365 residenti con almeno 65 anni ogni cento giovani fino a 14 anni. La media campana era 125,2. Gli ultraottantenni rappresentavano inoltre mediamente l’11,7% della popolazione, contro il 4,45% regionale.
Ma il problema non è soltanto che aumentano gli anziani.
Sono i bambini a diventare sempre più rari.
La Strategia d’Area 2021-2027 segnala nei 29 Comuni una progressiva diminuzione della popolazione tra 0 e 16 anni, con conseguenze sulla sostenibilità dei servizi scolastici. Circa il 40% dei Comuni dell’area conta meno di mille abitanti e diversi istituti risultano già accorpati o soppressi.
È qui che la demografia entra nella vita quotidiana.
Una scuola con pochi alunni rischia di perdere una classe. Un plesso con pochi iscritti può essere accorpato. Una famiglia costretta ad accompagnare ogni giorno un bambino a molti chilometri di distanza trova una ragione in più per chiedersi se continuare a vivere nel paese.
La perdita dei servizi alimenta nuovo spopolamento e lo spopolamento diventa a sua volta la giustificazione per ridurre altri servizi.
È un circolo difficile da spezzare.
Il dato forse più preoccupante, però, non arriva dall’anagrafe.
Arriva direttamente dai ragazzi.
UNICEF Innocenti ha coinvolto 1.668 bambini e adolescenti del Cilento, 901 della scuola primaria e 767 della secondaria, appartenenti a 13 scuole.
Soltanto il 16% degli adolescenti intervistati immagina di vivere da adulto nello stesso territorio nel quale sta crescendo.
Non significa che l’84% partirà certamente.
Significa qualcosa di altrettanto importante: oggi non riesce a immaginare lì il proprio futuro.
Lo studio evidenzia una contraddizione. I bambini più piccoli mostrano un forte attaccamento al paese, alla natura e alla comunità. Crescendo emergono invece isolamento, scarsità di opportunità e difficoltà negli spostamenti.
Le scuole superiori sono spesso lontane e la distanza può condizionare persino la scelta dell’indirizzo di studio. Nelle zone periferiche un ragazzo su tre rinuncia alle attività extrascolastiche a causa della distanza.
Questo dato cambia anche il modo di leggere lo spopolamento.
Il lavoro rimane fondamentale, ma non basta.
Una famiglia decide dove vivere anche in base alla scuola, al pediatra, ai trasporti, allo sport, alle relazioni sociali e alla possibilità per un adolescente di muoversi senza dipendere continuamente dai genitori.
Un paese comincia a morire molto prima di arrivare a zero abitanti.
Comincia quando non nascono più bambini, quando una scuola chiude e quando i ragazzi che ancora vi abitano smettono di immaginarsi adulti nello stesso luogo.
Per questo la domanda non può essere soltanto come trattenere chi vuole partire.
Bisogna formularne un’altra:
che cosa deve offrire un paese perché una giovane coppia scelga di mettervi al mondo un figlio e perché quel figlio, vent’anni dopo, possa scegliere liberamente di restare?
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