La storia dell’emigrazione italiana in Australia non si è fermata alle grandi città. Melbourne, Sydney e Adelaide hanno accolto generazioni di italiani, ma molti emigrati e i loro figli hanno poi scelto territori più periferici, meno popolati e capaci di offrire opportunità diverse.
Da dipendente a imprenditore per “costruire” case: figlio di emigrati di Rofrano, ha trovato nell’isola australiana il luogo dove mettere insieme lavoro, famiglia e qualità della vita

È la storia di Peter Vernieri, italo-australiano di seconda generazione, figlio di genitori originari di Rofrano, nel Cilento, cresciuto tra Melbourne e la Tasmania, dove ha costruito lavoro, famiglia e impresa.
«Sono ragioniere. Ho lavorato per una compagnia di costruzioni e poi, dopo dieci anni, ho aperto la mia attività».
Poche parole che sintetizzano una traiettoria fatta di studio, esperienza e capacità di mettersi in gioco.
Le radici portano a Rofrano
Peter è nato in Australia, ma le sue radici sono profondamente italiane.
I genitori venivano entrambi da Rofrano. Il padre, arrivato in Australia, trovò lavoro nel settore delle costruzioni, mentre la madre si dedicò soprattutto alla famiglia.
«I miei genitori venivano da Rofrano. Mio padre lavorava nell’edilizia».
È una storia che abbiamo incontrato molte volte nel nostro viaggio australiano: la prima generazione si conquista un posto attraverso il lavoro e il sacrificio; quella successiva, partendo da ciò che i genitori hanno costruito, può scegliere con maggiore libertà il proprio percorso.
Peter appartiene pienamente a questa seconda generazione.
Australiano per nascita e formazione, ma con Rofrano ancora ben presente nella propria geografia affettiva.
Da Melbourne alla Tasmania
A un certo punto la famiglia lascia Melbourne e si trasferisce in Tasmania.
Peter segue quel percorso e poi decide di restare.
«Sono venuto in Tasmania seguendo la famiglia. Poi sono rimasto: qui mi trovo bene».
Basta trascorrere qualche giorno sull’isola per comprendere almeno una parte delle ragioni della sua scelta.
Mare, montagne, boschi, spazi aperti, ritmi più tranquilli e città che mantengono una dimensione decisamente più raccolta rispetto alle grandi metropoli australiane.
Peter non ha bisogno di molti aggettivi:
«È un’isola, c’è tanta acqua, montagne, natura. Mi piace».
Una frase semplice che racconta forse meglio di tante classifiche sulla qualità della vita il rapporto che ha costruito con questa terra.
Dieci anni da dipendente, poi l’impresa
La sua formazione è di tipo contabile.
Da ragioniere entra in una società di costruzioni e vi rimane per dieci anni. Conosce dall’interno il settore, ne apprende i meccanismi, accumula esperienza.

Poi arriva il momento di compiere il salto.
«Ho lavorato dieci anni come dipendente, poi ho aperto la mia azienda».
Da dipendente a imprenditore.
Non abbandona il mondo delle costruzioni, ma decide di affrontarlo assumendosi direttamente rischio e responsabilità.
Anche questo richiama una caratteristica ricorrente in molte storie di emigrazione italiana: imparare un mestiere, consolidare l’esperienza e poi provare a costruire qualcosa di proprio.
Nel caso di Peter il percorso sembra quasi ricongiungersi con quello del padre.
Il padre emigrato aveva trovato lavoro nell’edilizia.
Il figlio, nato in Australia, entra nello stesso mondo con una formazione diversa e, dopo dieci anni, diventa imprenditore.
Cambiano le generazioni e cambiano i ruoli, ma resta il filo del lavoro.
La Tasmania diventa casa
Oggi la Tasmania non è più per Peter semplicemente il luogo nel quale ha scelto di vivere.
È casa.
Qui ha costruito la propria famiglia. I figli, Orlando, 23 anni, e Zara, 21, vivono ancora con i genitori.
«I figli sono con noi. La famiglia è qui».
Dietro quelle poche parole c’è forse uno dei risultati più profondi dell’intera vicenda migratoria.
Quella che per i nonni era una terra dall’altra parte del mondo, sconosciuta e raggiunta per necessità, per i nipoti è diventata il luogo naturale nel quale crescere.
L’Australia smette così di essere semplicemente “terra di emigrazione”.

Diventa patria quotidiana.
L’Italia continua a chiamare
Questo non significa che il legame con l’Italia sia scomparso.
Peter è tornato più volte nel nostro Paese e lo ha attraversato ben oltre il luogo d’origine della famiglia: Roma, Venezia, Toscana, Cinque Terre, Sicilia.
Alla domanda su quale parte preferisca risponde semplicemente:
«Mi piace tutta l’Italia».
Ma tra tante città e regioni esiste un punto al quale il viaggio finisce inevitabilmente per ricondurlo:
Rofrano.
Il paese dal quale partirono i suoi genitori.
È lì che la sua storia australiana trova ancora la propria spiegazione italiana.
Ed è significativo che un uomo nato a migliaia di chilometri di distanza continui a sentire quel piccolo centro cilentano come parte della propria identità.
Il prezzo dell’insularità
La Tasmania, naturalmente, non è soltanto il paesaggio quasi incontaminato che affascina chi la visita.
Essere un’isola comporta anche difficoltà economiche e logistiche.
Peter le sperimenta direttamente nel suo lavoro.
Le industrie locali non riescono sempre a soddisfare le esigenze del settore delle costruzioni e una parte importante dei materiali deve arrivare dal continente.
«Molti materiali arrivano da Melbourne».
È una frase che costringe a guardare la Tasmania con occhi diversi da quelli del turista.
La distanza, che regala tranquillità e qualità ambientale, presenta anche un costo.
Per un imprenditore significa programmare forniture, lavori e tempi tenendo conto di collegamenti che diventano parte integrante dell’organizzazione aziendale.
Ma Peter non sembra avere dubbi.
Il bilancio tra opportunità e difficoltà continua a pendere dalla parte della scelta fatta tanti anni fa.
Due identità che convivono
La storia di Peter Vernieri racconta bene cosa significhi appartenere alla seconda generazione italo-australiana.
Non significa necessariamente dover scegliere tra due mondi.
Peter è australiano.
La sua vita, il lavoro, l’impresa e la famiglia sono qui.
Eppure nella sua storia continuano a vivere Rofrano, i racconti dei genitori, la lingua, la cultura e una memoria familiare trasmessa da una generazione all’altra.
Non sono due identità in conflitto.
Sono due appartenenze che hanno imparato a convivere.
La prima generazione partì dall’Italia per cercare un futuro.
La seconda ha avuto la possibilità di trasformare quel futuro in una scelta.
«Un saluto a tutta Rofrano»
Quando arriva il momento di salutarci, Peter torna ancora una volta al punto dal quale, molti anni prima della sua nascita, tutto era cominciato.
«Un saluto a tutta Rofrano e alla famiglia. Ci vediamo».
Due parole finali meritano quasi di essere isolate:
«Ci vediamo».
Non addio.
Ed è forse questa la differenza più grande tra l’emigrazione vissuta dai suoi genitori e quella dei loro figli.
Un tempo partire per l’Australia poteva significare separarsi per anni, talvolta per sempre.
Oggi Peter può vivere e fare impresa in Tasmania, attraversare il continente australiano, tornare in Italia e ritrovare Rofrano.
L’Oceano continua a dividere geograficamente i due mondi.
Ma non riesce più a spezzare il filo che tiene unite le due sponde della sua storia.
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