Tra il 2001 e il 2024 i 13 Comuni costieri del Parco hanno aumentato complessivamente la popolazione del 5,1%. I 67 Comuni dell’interno, nello stesso periodo, l’hanno persa del 15,2%. Il dato medio del Parco nasconde quindi due traiettorie quasi opposte.
Guardato nel suo insieme, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha perso popolazione.
Ma appena dividiamo gli ottanta Comuni tra costa e interno, la fotografia cambia.

I 13 Comuni costieri passano da 85.721 abitanti nel 2001 a 90.097 nel 2024: 4.376 residenti in più, +5,1%.
I 67 Comuni dell’interno scendono invece da 135.822 a 115.233 abitanti: 20.589 residenti in meno, -15,2%.
Il -7,3% complessivo del Parco mette quindi insieme territori che crescono e altri che stanno perdendo un terzo o più della propria popolazione.
La media, in questo caso, nasconde il problema invece di descriverlo.
La costa assorbe,
l’interno perde
La prima differenza riguarda la capacità di attrarre e trattenere popolazione.
I Comuni costieri dispongono generalmente di maggiori opportunità legate a turismo, servizi, mobilità, mercato immobiliare e attività economiche.
Ma non significa che tutta la costa cresca.
In molti casi il capoluogo storico si trova in collina, mentre sviluppo edilizio, turismo e commercio si sono concentrati nelle frazioni marine.
Un Comune può quindi mantenere o aumentare i residenti mentre il vecchio centro continua a svuotarsi.
Pollica, Pisciotta, Camerota, San Giovanni a Piro e San Mauro Cilento sono alcuni dei casi nei quali questa dinamica merita di essere approfondita.

Il dato comunale può dunque nascondere una redistribuzione interna della popolazione.
L’infrastruttura mare
La costa possiede inoltre un vantaggio naturale enorme: il mare è già un’infrastruttura economica.
Attrae turismo, genera valore immobiliare, favorisce ospitalità, ristorazione, commercio e servizi, concentra seconde case e investimenti privati.
L’interno deve invece costruire quelle condizioni di attrattività partendo spesso da maggiori distanze, meno servizi, collegamenti più deboli e una popolazione più anziana.
È su questa differenza che le politiche pubbliche avrebbero dovuto esercitare una funzione di riequilibrio.
Il Parco ha ridotto
la distanza?
È una delle domande centrali della nostra inchiesta.
Un Parco nazionale che comprende mare e montagne non può limitarsi a proteggere territori profondamente diversi come se partissero dalle stesse condizioni.
Se una parte dispone già di turismo, mercato immobiliare e capacità di attrazione mentre l’altra perde popolazione e servizi, trattarle come perfettamente equivalenti rischia di consolidare la distanza anziché ridurla.
Dopo più di trent’anni possiamo quindi chiederci se l’appartenenza allo stesso Parco abbia contribuito ad avvicinare costa e interno.
I primi numeri indicano che la frattura non si è chiusa.
Ma anche il +5,1% della costa deve essere letto con prudenza.
Quanta crescita si concentra nelle marine?
Quante abitazioni sono occupate tutto l’anno?
Quanti residenti sono realmente stabili?
Quanta nuova edilizia è cresciuta vicino al mare mentre i centri storici perdevano abitanti?

Sono le domande che affronteremo nelle pagine successive.
Perché una conclusione, intanto, emerge già con chiarezza:
non esiste un solo Parco demografico…
Ne esistono almeno due.
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