Apocalisse 11,19a; 12,1-6a.10ab; I Corinzi 15,20-26; Luca 1,39-56
Immaginiamo, in una casa al buio, l’improvviso fascio di luce che proviene da una porta socchiusa: consente d’intravedere oltre l’uscio e, intanto, illumina ciò che è intorno. Può essere l’icona della festa dell’Assunta.
Nel riposo ferragostano, immersi nel vacuum delle vacanze, consentiamo a un pensiero d’illuminare il nostro quotidiano e riflettiamo sull’esperienza di Maria, ponendo attenzione, come Lei, alle occasioni che ci regala la vita.

Oggi celebriamo la festa che accomuna la Madre con il Figlio nella gloria. Maria vive nel mondo di Dio nella completezza e integrità della sua persona, perché già partecipe della risurrezione. È il singolare privilegio concesso all’Immacolata Madre di Dio, a colei che, pronunciando il suo sì, si è resa serva fedele e disponibile.
In Lei viene anticipata la condizione che si realizzerà per l’umanità al termine della storia, nonostante la tragica cronaca continui a registrare il male. È un messaggio di speranza: la redenzione cristiana coinvolge l’uomo nella sua interezza; anche la carne entra nel mistero di Dio.
Nella prima lettura è descritto uno scontro grandioso, attraverso immagini che potrebbero persino richiamare i tanti videogiochi dei nostri ragazzi, ma che racchiudono un profondo significato teologico. La Madre difende il bambino dalle insidie del drago e, alla fine, la debolezza della donna vince.
L’icona diventa simbolo della Chiesa perseguitata e conferma il messaggio di speranza: le forze del male saranno sconfitte. Ciò è possibile perché, come proclama la seconda lettura, Cristo ha vinto la morte ed è divenuto primizia della nostra risurrezione, consolazione nelle angustie di un quotidiano nel quale ancora oggi tanti cristiani sperimentano la persecuzione e il Papa continua a invitare a pregare per la vera pace.
Il Vangelo consente di delineare le caratteristiche della personalità di Maria, una giovane che percorre in fretta decine di miglia per raggiungere e soccorrere la cugina Elisabetta, bisognosa di aiuto.
È evidente la sollecitudine con la quale intraprende un viaggio di servizio e di annuncio di pace.
Shalom non è soltanto un augurio, ma auspicio di felicità, salute, benessere, armonia tra Dio e gli uomini. Soprattutto è annuncio del Messia, perché Egli è Shalom e Maria ne è la custode.
Lei porta e dona il Messia.
È un ruolo che la carica di zelo dopo la tensione dell’annuncio e del suo sì. Maria sente il bisogno di donarsi, di comunicare la gioia e, in questi sentimenti, lascia intravedere la sua beatitudine: è beata perché ha creduto.
La fede e l’agire di Maria costituiscono così un modello di condotta per noi, chiamati a venerare il suo ministero materno di servizio per il Figlio e per l’umanità: iniziato a Nazareth, consolidatosi a Betlemme, esemplificato a Cana, confermato ai piedi della croce ed esaltato nel giorno della Pentecoste.
La sua personalità trova piena conferma nel Magnificat, canto dell’incontro con Dio e della gioia che nasce dalla disponibilità al servizio.
Da quel momento Maria è attiva, pronta a operare, attenta a tutto e capace di donarsi senza riserve, come dimostrano i mesi trascorsi accanto a Elisabetta.
Ed è forse questa l’immagine più concreta che la festa dell’Assunta ci consegna:
Maria misura il proprio tempo con il metro del bisogno altrui.




