Maria Antonietta Di Perna era una delle tante ragazze di Piaggine che, dopo aver frequentato l’Istituto Magistrale, hanno preso il volo verso quel mondo che sembrava aspettarle oltre i confini del paese.

Non era mia coetanea e, per questo motivo, l’ho conosciuta davvero soltanto da adulto. In quegli anni vivevo già a Varese, avevo messo su famiglia, mentre lei era una giovane donna piena di entusiasmo che aveva scelto di affrontare l’avventura del profondo Nord.
Ricordo ancora quando venne a trovarmi a casa, ad Induno Olona, insieme a suo fratello Pasquale. Voleva comunicarmi che era stata assegnata ad una scuola elementare di un piccolo paese nei pressi del lago di Lugano. Da quel momento i nostri rapporti non si sono mai interrotti. La vita e il lavoro ci hanno spesso tenuti lontani, ma non è mai venuta meno quella disponibilità reciproca che caratterizza le amicizie autentiche.
Li incontravo soprattutto quando risaliva lo stivale Angelo, suo marito e compagno di una vita. Angelo era stato mio compagno di scuola alle elementari a Piaggine e, prima ancora, compagno di giochi nei cortili e nelle strade del paese.

Nel 1993 io e Gina decidemmo di tornare alla terra dei nostri padri. Con Maria Antonietta ci si ritrovava durante le festività del paese, in occasione della Madonna del Carmine o di Santa Filomena, fino a quando il destino professionale ci fece incontrare nuovamente.
Insegnavo già da qualche anno nella scuola primaria di Tempa San Paolo, nel comune di Capaccio Paestum, quando una mattina me la vidi comparire davanti. Trasferitasi in provincia di Salerno, aveva scelto il Primo Circolo Didattico di Capaccio e la dirigente l’aveva assegnata proprio al plesso in cui lavoravo.
Ricordo ancora il suo abbraccio e la gioia sincera che provammo entrambi. Eravamo due “chiainari” lontani da casa e, per certi versi, ancora “stranieri in patria”.
Da quel momento nacque un sodalizio professionale e umano destinato a durare molti anni. Condividevamo la stessa idea di scuola, lo stesso entusiasmo e la stessa convinzione che ogni giornata trascorsa in classe dovesse rappresentare per i bambini un’esperienza unica e irripetibile. Ogni mattina entravamo in aula con la certezza che proprio quel giorno sarebbe potuta nascere un’avventura speciale.
In quella scuola viveva una vera comunità educante. Nessuno poneva limiti alle idee, ai progetti, alle sperimentazioni. Ci lasciavamo guidare dalla curiosità dei bambini e dalla voglia di spingerci sempre un po’ più avanti, lanciando il cuore oltre la siepe e aspettando fiduciosi che qualcuno ce lo riportasse indietro.
Naturalmente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza il contributo delle tante colleghe e dei tanti colleghi che abbiamo incontrato lungo il cammino. A tutti loro continuo ad essere profondamente grato.
Quando arrivò il momento della pensione, lasciai una parte del mio cuore in quella scuola dalla caratteristica forma circolare, che sorprendeva sempre chi vi entrava per la prima volta. Per noi era un segno distintivo, quasi un simbolo. Da lì partivano le nostre avventure con i bambini verso Napoli, Verbania, Lipari, l’Umbria, Paestum, la Calabria, la neve, il mare e tanti altri luoghi che trasformavano l’apprendimento in esperienza vissuta.
Oggi Angelo, Pierfrancesco, Feliciano, Annachiara, Ambra, Manuel, Pasquale e tutti i familiari che si stringono nel dolore attorno alla sua memoria sanno bene quanto Maria Antonietta abbia donato di sé stessa alle persone che ha amato.
Anche il mondo della scuola perde una figura preziosa: una maestra appassionata, scrupolosa, capace di anticipare i tempi e di coinvolgere i propri alunni con entusiasmo contagioso. Una docente che ha vissuto il proprio lavoro come una missione educativa prima ancora che come una professione.
Cara Maria Antonietta, non so dove il “destino” ti abbia condotta oggi. Sono però certo che, ovunque tu sia, avrai già trovato il modo di metterti al servizio degli altri, con quella generosità e quella passione che ti hanno sempre contraddistinta.
A me resta il ricordo del tuo sorriso, della tua allegria e della fiducia con cui accoglievi le mie proposte didattiche più stravaganti. Le sostenevi senza esitazione, convinta che da quelle idee sarebbe nato qualcosa che valeva la pena vivere.
Ed è forse proprio questo il lascito più bello che ci consegni: la capacità di credere nelle persone, nei sogni e nelle possibilità che ogni nuovo giorno porta con sé.




