Dalla Calabria all’Australia per costruirsi una vita indipendente. Fabbrica, sartoria, famiglia e lavoro: dopo oltre sessant’anni dall’emigrazione, Maria conserva intatto il legame con Gizzeria e ha trovato in Rofrano una seconda casa
Dalla piccola Gizzeria, in Calabria, fino a Melbourne.
La storia di Maria attraversa più di sessant’anni di emigrazione italiana in Australia e racconta una vita costruita attraverso il lavoro, la famiglia e una capacità di adattamento che non ha mai cancellato le radici.

Arrivò giovanissima in Australia insieme al padre, lasciandosi alle spalle un paese, una lingua e un mondo completamente diversi.
Oggi, dopo una vita trascorsa dall’altra parte dell’Oceano, continua a definirsi con orgoglio una calabrese doc.
Ma alla geografia dei luoghi nei quali si riconosce se n’è aggiunto nel tempo un altro:
Rofrano.
Un paese che non è quello nel quale è nata, ma che gli affetti e le amicizie hanno trasformato per lei in una vera seconda casa.
Il viaggio verso una nuova vita
Maria partì con il padre.
La decisione, come per tante famiglie italiane di quella generazione, nasceva dal desiderio e dalla necessità di cambiare vita, cercando in Australia opportunità che nei paesi d’origine erano difficili da trovare.
Non tutta la famiglia si mosse insieme.
Dall’altra parte del mondo, però, c’erano già alcuni parenti pronti ad accoglierli: il fratello del padre, Carmerino, e la sorella Giuseppina.
In una terra sconosciuta, erano il primo approdo.
Per gli emigranti di allora avere qualcuno che ti aspettasse significava moltissimo: un tetto, un consiglio, un primo contatto per cercare lavoro e, soprattutto, la sensazione di non essere completamente soli.
Il primo lavoro in una fabbrica di lana
Maria non impiegò molto a entrare nel mondo del lavoro.
Il primo impiego fu in una fabbrica di lana, dove controllava le macchine impegnate nella filatura.

Era uno dei tanti settori industriali che, nell’Australia di quegli anni, assorbivano manodopera proveniente dall’Europa.
La difficoltà principale non era il lavoro.
Era la lingua.
«Era un poco duro per la lingua», ricorda.
Poi aggiunge una frase che sembra riassumere il giudizio maturato in una vita:
«Ma per il resto in Australia si sta bene».
La lingua si impara.
Il lavoro diventa quotidianità.
E ciò che inizialmente sembrava un mondo estraneo comincia lentamente a trasformarsi in casa.
L’incontro con Filippo
È a Melbourne che Maria incontra l’uomo con il quale avrebbe costruito la propria famiglia.
Filippo entra nella sua vita quasi per caso.
Un giorno Maria si reca a casa di una parente, Maria De Marco. Lui, in quel momento, non c’è.
Poco tempo dopo, però, Filippo arriva a casa sua insieme alla famiglia.
È l’inizio.
Il fidanzamento dura appena quattro mesi.
Poi il matrimonio.
In tempi nei quali le storie sembravano avere meno bisogno di lunghe attese per trasformarsi in progetti di vita, Maria e Filippo decidono di cominciare insieme il loro cammino australiano.
La prima casa a Kensington
Dopo il matrimonio acquistano una casa a Kensington, non lontano dal centro di Melbourne.
Maria continua inizialmente a lavorare.
Poi nasce il primo figlio, Johnny, e lascia temporaneamente l’impiego per dedicarsi a lui.
Ma soltanto per sei mesi.
Poi torna al lavoro.
Questa volta in una sartoria di maglieria.
Successivamente cambia ancora e trova occupazione in una fabbrica di carta, dove lavora insieme alla cognata Maria.

Fabbrica di lana, sartoria, cartiera.
Dietro questa successione di mestieri c’è una caratteristica che accompagna molte donne dell’emigrazione italiana: la capacità di conciliare, spesso con grande fatica, lavoro e famiglia.
Maria non era arrivata in Australia semplicemente per seguire un destino deciso da altri.
Voleva costruirsi una propria autonomia.
Johnny, Tom e una famiglia che cresce
Con il tempo la famiglia si allarga.
Dopo Johnny arriva Tom.
Poi, molti anni più tardi, arrivano i nipoti.
La casa si riempie di nuove generazioni e ciò che era cominciato con una giovane ragazza arrivata dalla Calabria diventa una famiglia ormai profondamente inserita nella società australiana.
È forse questa una delle trasformazioni più interessanti delle storie di emigrazione.
La prima generazione continua a parlare del viaggio.
La seconda cresce già dentro il nuovo Paese.
La terza riceve le origini soprattutto attraverso i racconti, le fotografie, il cibo, qualche parola italiana e quei ritorni periodici che servono a mostrare materialmente da dove tutto è cominciato.
Gizzeria resta la radice
Maria non ha mai dimenticato Gizzeria.
Negli anni è tornata più volte nel paese natale.
Dopo oltre sessant’anni di Australia, la Calabria non è un luogo cancellato dal tempo.
Resta il punto di partenza.
Il luogo nel quale ritrovare una parte della propria storia.
Ma accanto a Gizzeria è cresciuto un altro legame.
Quello con Rofrano.
Rofrano, la seconda casa
Maria vi è tornata più volte e ha costruito nel tempo una rete di amicizie che ha superato la semplice frequentazione occasionale.
«Mi sono fatta tante amiche là».
E aggiunge:
«Ci telefoniamo e restiamo sempre in contatto».
È così che un paese al quale non si appartiene per nascita può diventare ugualmente parte della propria geografia affettiva.
Rofrano è diventato il luogo dove tornare, incontrare persone conosciute negli anni e ritrovare quella dimensione di comunità che Maria continua a riconoscere come familiare.
Gizzeria è la radice. Melbourne è la vita costruita. Rofrano è il luogo scelto dagli affetti.
Tre punti lontanissimi sulla carta geografica che, nella storia di una persona, riescono invece a stare molto vicini.
«La vita di sessantaquattro anni fa non era quella di oggi»
Quando Maria arrivò in Australia, il mondo era completamente diverso.
Lo ricorda lei stessa:
«La vita che si faceva sessantaquattro anni fa non è come adesso».
Cambiano il lavoro, le comunicazioni, i viaggi, il modo di mantenere i contatti con chi è rimasto in Italia.
Un tempo una lettera impiegava settimane.
Oggi basta una telefonata per continuare una conversazione tra Melbourne e Rofrano.
Ma non tutto cambia allo stesso modo.
Restano gli affetti.
Restano i luoghi dell’infanzia.
Restano le persone che incontriamo e che finiscono per entrare nella nostra vita.
E resta la consapevolezza di aver costruito qualcosa partendo da molto lontano.
Maria non mostra rimpianti.
Il suo giudizio sull’Australia è semplice e netto:
«In Australia si sta bene».
Un arrivederci, non un addio
Noi torniamo in Italia.
Maria resta nella sua casa australiana, dentro la vita costruita insieme a Filippo, ai figli e ai nipoti.
Ma il saluto non ha il sapore della conclusione.
Perché dopo tanti viaggi tra due continenti abbiamo imparato che, quando esistono ancora salute, amicizia e desiderio di incontrarsi, la distanza diventa soltanto una questione di tempo.
E allora resta aperta la possibilità di un nuovo incontro.
A Melbourne.
A Gizzeria.
Oppure a Rofrano, quella seconda casa che Maria ha scelto non per nascita, ma per affetto.
Perché ci sono luoghi nei quali veniamo al mondo.
Altri nei quali costruiamo la nostra vita.
E altri ancora che, senza averci visto nascere, finiscono ugualmente per diventare casa.
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