Renato Pizzolante
Il 1967 rappresentò per Piaggine e per l’intero Alto Cilento un anno destinato a cambiare il corso della storia … fu aperto l’Istituto Magistrale!
Nel 1969 ci fu l’apertura del ponte sul fiume Sammaro, tra Sacco e Roscigno.
Due avvenimenti, diversi ma profondamente collegati tra loro perché aprirono nuovi orizzonti a un territorio che fino ad allora aveva vissuto una condizione di forte isolamento.
L’avvio dell’Istituto Magistrale di Piaggine offrì ai giovani la possibilità di studiare senza essere costretti a lasciare troppo presto le proprie famiglie.

L’opera viaria accorciava le distanze e rendeva più agevoli i collegamenti tra l’Alto Cilento, gli Alburni e il Vallo di Diano.
Due infrastrutture, una dedicata alla formazione e l’altra alla mobilità, che contribuirono a rompere un isolamento non soltanto geografico, ma anche sociale e culturale.
Il Magistrale nacque grazie alla determinazione di quanti compresero che una scuola superiore poteva rappresentare una concreta occasione di emancipazione per le nuove generazioni. Le prime classi furono la Prima A femminile e la Prima B mista. In quelle aule entrarono ragazze e ragazzi provenienti da Piaggine e dai paesi vicini, molti dei quali, senza quella scuola, probabilmente non avrebbero potuto proseguire gli studi.

Per le famiglie contadine, artigiane e monoreddito mandare un figlio a studiare lontano significava sostenere spese spesso insopportabili. Il Magistrale consentì invece ai giovani di restare a casa, continuare a vivere nel proprio paese e costruire una prospettiva professionale.
Il diploma magistrale, allora abilitante all’insegnamento, permetteva di partecipare ai concorsi e di iniziare presto a lavorare. Per tante ragazze rappresentò anche la possibilità di conquistare un’indipendenza economica che fino a pochi anni prima sembrava irraggiungibile.
Una scuola aperta
L’Istituto non appartenne mai soltanto a Piaggine. Fu frequentato da studenti provenienti da Sacco, Valle dell’Angelo, Laurino, Felitto, Magliano, Monte San Giacomo, Roscigno e da numerosi altri paesi dell’Alto Cilento, degli Alburni e del Vallo di Diano.
Il ponte sul Sammaro contribuì ad ampliare il bacino della scuola, rendendo più agevole l’arrivo degli studenti dai territori situati oltre la gola che per secoli aveva rappresentato un confine naturale.
Ogni mattina autobus, automobili e mezzi di fortuna portavano a Piaggine giovani provenienti da comunità differenti. In quelle classi nacquero amicizie, legami familiari e relazioni professionali che superarono i confini dei singoli paesi.
Il Magistrale divenne così un punto di incontro tra territori che, pur essendo vicini, avevano vissuto fino ad allora percorsi spesso separati.
Ha formato insegnanti
Per decenni la scuola formò maestri e insegnanti che andarono a lavorare in ogni parte d’Italia. Altri diplomati proseguirono gli studi universitari e diventarono dirigenti scolastici, funzionari pubblici, amministratori, professionisti e operatori culturali.

Molti partirono, ma portarono con sé la formazione ricevuta a Piaggine. L’edificio situato di fronte al campo sportivo diventò il punto iniziale di percorsi professionali e umani sviluppatisi in città italiane ed europee e, in alcuni casi, anche in altri continenti.
Non fu soltanto una scuola. Fu una leva di mobilità sociale, un presidio culturale e un luogo capace di modificare il destino di intere famiglie. Il ruolo svolto dal Magistrale nella crescita del territorio è stato ricordato anche nelle precedenti ricostruzioni pubblicate da UNICO.
A partire dai primi anni Duemila, il calo demografico e la diminuzione degli studenti cominciarono però a mettere in difficoltà l’Istituto.
La perdita di popolazione dei piccoli paesi, la riduzione delle nascite, le trasformazioni del sistema scolastico e la progressiva concentrazione dei servizi nei centri maggiori indebolirono una scuola che per decenni aveva rappresentato un punto di riferimento. Le classi diminuirono, l’offerta formativa cambiò e l’Istituto perse gradualmente la forza che aveva avuto negli anni della sua fondazione e della sua crescita.
La chiusura non fu quindi soltanto la fine di una scuola. Fu anche il segnale più evidente della crisi demografica e sociale che stava colpendo Piaggine e l’intero comprensorio.
Oggi l’edificio è chiuso, ma la storia del Magistrale continua nelle vite delle persone che lo hanno frequentato.
Continua nei ricordi degli studenti, nel lavoro dei docenti, nell’impegno dei dirigenti scolastici e del personale ATA. Continua nelle carriere di chi, grazie a quella scuola, ebbe la possibilità di trovare un lavoro, proseguire gli studi e costruire il proprio futuro.
Ricordare il Magistrale non significa lasciarsi andare alla nostalgia. Significa comprendere che una scuola, quando nasce nel luogo giusto e risponde ai bisogni reali della popolazione, può modificare profondamente il destino di un territorio.
Il 1969 aprì una strada. Il ponte sul Sammaro avvicinò i paesi. La scuola avvicinò i giovani alla conoscenza e al lavoro.
Oggi spetta a noi impedire che quella storia venga dimenticata e fare in modo che l’edificio che l’ha ospitata possa tornare a rappresentare una risorsa per Piaggine e per l’intero Alto Cilento.
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