Dalla provincia di Benevento all’Australia, dalla produzione artigianale al mercato di Melbourne. Oggi l’esperienza maturata in una vita di lavoro torna utile nella farm di Giuseppe Mazzeo
Nella storia dell’emigrazione italiana in Australia, molti percorsi cominciano dal lavoro manuale e finiscono per costruire un rapporto ancora più profondo con la terra.
È il caso di Angelo Valente, nato in Italia da una famiglia originaria della provincia di Benevento e cresciuto poi in Australia, dove ha costruito la propria vita tra agricoltura, trasformazione dei prodotti e mercato ortofrutticolo.

«Sono nato in Italia, i miei genitori vengono dalla provincia di Benevento. Poi la nostra famiglia si è trasferita in Australia».
Poche parole nelle quali è racchiuso il passaggio da un mondo all’altro. Ma soprattutto l’inizio di una storia nella quale il lavoro della terra non è mai venuto meno.
Dalla produzione al mercato di Melbourne
Per anni Angelo ha lavorato nella trasformazione e nella vendita dei prodotti agricoli, seguendo direttamente il percorso dalla produzione fino al consumatore.
«Portavamo noi i prodotti al mercato. Avevamo un posto fisso al mercato di Melbourne. Facevamo conserve, prodotti sott’olio, tutto naturale».
Una filiera corta ante litteram, costruita sul rapporto diretto con la clientela e su lavorazioni che conservavano molto della tradizione italiana.
«Erano prodotti naturali, fatti come piaceva a me. La gente veniva apposta a comprarli, perché erano diversi da quelli industriali».
È proprio in queste parole che emerge uno dei tratti più riconoscibili dell’esperienza di Angelo: la qualità come risultato del lavoro personale.
Non una produzione anonima, ma prodotti dei quali si conoscevano origine, lavorazione e destinazione.
Il mercato diventava così qualcosa di più di un luogo di vendita.
Era il punto d’incontro tra chi produceva e chi acquistava.
La terra torna nella farm di Giuseppe Mazzeo
Oggi quella lunga esperienza ritorna utile nella farm acquistata da Giuseppe Mazzeo, nella campagna tra Melbourne e la costa.
Un terreno di otto ettari ancora in piena trasformazione, dove ciò che esiste deve essere selezionato, ripulito e in parte recuperato prima che possa prendere forma il progetto immaginato dalla famiglia Mazzeo.
Angelo guarda quella terra con gli occhi di chi sa bene quanto lavoro nasconda un terreno apparentemente abbandonato.
«Qui c’è tanto da fare: bisogna pulire tutta la terra, togliere le radici, sistemare il terreno. È un lavoro lungo».
Bisognerà intervenire sugli alberi compromessi, liberare alcune superfici, riorganizzare gli spazi e accompagnare gradualmente la proprietà verso la sua nuova destinazione.
«Molti alberi sono danneggiati e saranno tagliati. Dopo si sistemerà tutto. Ci vorranno almeno due o tre anni».
Il tempo della terra non si può accelerare
Chi ha trascorso una vita tra coltivazioni e prodotti agricoli lo sa:
la terra ha un tempo tutto suo.
Non basta acquistare un terreno per farne una farm.
Bisogna osservarlo, comprenderlo, ripulirlo, decidere cosa conservare e cosa sostituire. Poi piantare e aspettare.
«Non è un lavoro che finisce domani. Ci vuole tempo per mettere tutto a posto».
È forse proprio questa capacità di misurare il futuro in anni, e non soltanto in settimane o mesi, che distingue chi la terra l’ha conosciuta davvero.
Nella farm di Giuseppe Mazzeo il progetto è appena cominciato.
Ma Angelo riesce già a vedere oltre l’immagine attuale.
Il sapere portato dall’Italia
La sua esperienza mette insieme due mondi.
Da una parte le radici campane e una cultura del lavoro agricolo appresa in famiglia.
Dall’altra l’Australia, con i suoi spazi, i suoi mercati e le opportunità che hanno consentito a una famiglia emigrata di costruire qui il proprio futuro.
«Il modo di lavorare resta quello che abbiamo imparato da sempre».
È una frase che racconta bene come l’emigrazione non abbia significato semplicemente lasciare qualcosa alle proprie spalle.
Chi partiva portava con sé anche conoscenze, abitudini, mestieri e modi di interpretare il lavoro.
E una parte di quel patrimonio si adattava alla nuova terra.
Cambiano il clima, le dimensioni, il mercato.
Ma alcuni gesti rimangono.

Dalla terra al prodotto, dal prodotto alle persone
La storia di Angelo è anche quella di un modello semplice e concreto.
Coltivare.
Trasformare.
Conservare.
Portare i prodotti al mercato.
Conoscere personalmente chi li compra.
Un percorso costruito prima ancora che parole come filiera corta, artigianalità e produzione naturale diventassero parte del linguaggio corrente.
Per Angelo erano semplicemente il modo di lavorare.
Ed è forse per questo che, dopo tanti anni, continua a guardare un terreno non per quello che appare oggi, ma per quello che può tornare a produrre domani.
«Tornate a vedere»
La nuova farm richiederà ancora tempo.

Due anni, forse tre. Probabilmente di più per vederla assumere completamente la forma immaginata da Giuseppe Mazzeo e dalla sua famiglia.
Ma Angelo non sembra avere fretta.
Sa che con la terra la fretta serve a poco.
Quando lo salutiamo, lascia aperto l’appuntamento:
«Quando sarà finito, ve lo faremo sapere. Tornate a vedere».
Ed è un invito che contiene già una promessa.
Tornare tra qualche anno e trovare, dove oggi ci sono radici da estirpare, alberi da selezionare e terreno da recuperare, una nuova terra capace di produrre vita.




