Ma dopo più di trent’anni dalla nascita del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni possiamo almeno guardare il campo e chiederci che cosa è successo.
Non tutte dipendevano da lui. Sarebbe ingeneroso attribuire a un solo Ente la responsabilità di processi che vengono da lontano: denatalità, emigrazione, riduzione dei servizi, difficoltà dei collegamenti, mancanza di lavoro.
È quello che abbiamo provato a fare in questo numero di UNICO Patrimonio: mettere insieme numeri, territori, opere, servizi e risultati.
Il quadro che emerge non consente celebrazioni facili.
Molti paesi dell’interno hanno perso una parte consistente dei propri abitanti. Le scuole fanno i conti con sempre meno bambini. Le famiglie giovani partono. Si contano sulle dita di una mano quelli che arrivano, i servizi si indeboliscono. Alcune infrastrutture impiegano decenni per essere completate. Edifici restaurati con risorse pubbliche raramente riescono a trasformarsi in funzioni vive e permanenti.
Sono battaglie perdute.
Ma perdere battaglie non significa aver perso la guerra.
A condizione di capire quale sia la guerra da combattere.
Non è quella tra il Parco e chi vi abita. Non è quella tra ambiente e sviluppo. E soprattutto non è quella contro i vincoli.
Senza tutela una parte importante del patrimonio naturale, paesaggistico e culturale del Cilento sarebbe probabilmente arrivata a noi molto più compromessa. Questo va riconosciuto.
La vera battaglia dei prossimi anni sarà un’altra: impedire che, mentre salviamo il territorio, scompaiano le comunità che quel territorio lo hanno costruito.
Per secoli l’uomo non è stato un intruso nel paesaggio cilentano. Ha coltivato terrazzamenti, governato boschi, aperto sentieri, allevato animali, costruito borghi, presidiato montagne e vallate. Molto di ciò che oggi proteggiamo è anche il risultato di quella presenza.
Eppure la nostra ricerca racconta ormai due destini.
La costa possiede il mare, il turismo, il valore immobiliare e una capacità di attrazione che l’interno deve costruire con molta più fatica. Ma neppure la costa è priva di contraddizioni: può avere migliaia di case e pochi residenti durante gran parte dell’anno; può crescere nelle marine mentre si svuotano i centri abitati collinari; può consumare territorio senza creare nuove comunità stabili.

Nelle aree interne il problema è più evidente. Quando un paese perde un abitante su tre non perde soltanto popolazione. Perde bambini, negozi, contribuenti, associazioni, servizi e persone capaci di mantenere vivo il territorio.
Per questo non basta più contare sui finanziamenti.
Bisogna misurare i risultati.
Un palazzo restaurato è un risultato amministrativo. Diventa sviluppo se viene utilizzato. Un museo realizzato diventa sviluppo se apre, viene visitato e produce attività. Una strada finanziata diventa sviluppo quando collega davvero persone e servizi.
Forse è questa una delle battaglie che abbiamo perso più spesso: confondere ciò che abbiamo costruito con ciò che abbiamo ottenuto.
Ora arriva la revisione del Piano del Parco.
Può essere l’occasione per cambiare metodo.
Non per costruire di più. Non per proteggere di meno.
Per proteggere meglio.
Distinguendo territori che hanno problemi diversi, riconoscendo che un Comune quasi interamente compreso nell’area protetta vive condizioni differenti da uno che vi ricade solo in minima parte, premiando il recupero invece del nuovo consumo di suolo, sostenendo le attività capaci di produrre lavoro stabile e riportando funzioni negli edifici già recuperati.
La guerra da non perdere, dunque, non è contro qualcuno.

È contro l’abbandono.Perché possiamo conservare perfettamente un bosco e perdere il paese che gli sta accanto. Possiamo restaurare una chiesa e non avere più fedeli. Possiamo recuperare una scuola e non avere bambini. Possiamo trasformare un borgo in una cartolina e scoprire, alla fine, che non c’è più nessuno a viverci.
Il Parco ha perso molte battaglie.
La guerra, però, è ancora aperta.
E si vincerà soltanto quando proteggere il Cilento significherà proteggere insieme la sua natura e il diritto delle sue comunità a continuare a viverci.
Hashtag:
#ParcoNazionaleDelCilento #Cilento #ValloDiDiano #Alburni #AreeInterne #Spopolamento #Borghi #Comunità #TutelaDelTerritorio #SviluppoLocale #Patrimonio #PianoDelParco #AmbienteESviluppo #ControLAbbandono #UNICONPatrimonio




