Dire che un Comune “fa parte del Parco” sembra una definizione chiara. In realtà, dietro quella formula amministrativa si nascondono situazioni molto diverse.
La superficie comunale effettivamente compresa nel perimetro del Parco varia infatti in maniera impressionante.

Santa Marina e Casalbuono vi ricadono per appena il 3,1% del proprio territorio. Montesano sulla Marcellana per il 4,8%, Torre Orsaia per il 5,8%, Auletta per il 6,6%, Giungano per l’8,4%, Tortorella per il 10%.
Poi ci sono Capaccio Paestum, con circa il 14,2%, Castel San Lorenzo con il 16,6%, Castelnuovo Cilento e Agropoli attorno al 16,7%, Sicignano degli Alburni poco sopra il 19%.
All’estremo opposto troviamo decine di Comuni nei quali quasi tutto il territorio è compreso nell’area protetta.
Questa differenza non può essere considerata un dettaglio.
Un Comune che ha il 3 o il 5 per cento del proprio territorio nel Parco vive una condizione completamente diversa da un paese che vi ricade per il 95 o il 100 per cento.
Nel secondo caso il rapporto con le norme di tutela, con la pianificazione, con le autorizzazioni e con le possibilità di trasformazione del territorio diventa inevitabilmente molto più stretto.
Ma dovrebbe essere più stretto anche il rapporto con le opportunità derivanti dall’appartenenza all’area protetta.
Ed è proprio qui che nasce una delle domande più delicate della nostra ricerca.
Vincoli e benefici sono stati distribuiti allo stesso modo?
Essere nel Parco ha significato tutela ambientale, prestigio, promozione turistica, accesso a programmi e finanziamenti, appartenenza a un territorio riconosciuto dall’UNESCO.
Ma ha significato anche regole, limiti e procedure che in alcuni Comuni hanno interessato praticamente ogni metro quadrato del territorio.
È quindi legittimo chiedersi se chi ha sopportato maggiormente il peso della tutela abbia ricevuto anche una quota proporzionata dei benefici.
I dati demografici, sui quali torneremo nelle pagine successive, rendono la domanda ancora più interessante.
Tra i Comuni maggiormente compresi nel Parco troviamo molti dei centri che negli ultimi vent’anni hanno subito le perdite di popolazione più consistenti.

Non significa che sia stato il Parco a provocarne lo spopolamento.
Sarebbe una conclusione troppo semplice e, soprattutto, non dimostrata.
Ma significa che dobbiamo verificare se trent’anni di politiche per l’area protetta siano riusciti almeno a compensare gli svantaggi strutturali dei territori più interni e maggiormente vincolati.
È questa la differenza tra una valutazione ideologica e una verifica dei risultati.
Non chiediamo se il Parco sia “buono” o “cattivo”.
Chiediamo se abbia prodotto gli stessi effetti ovunque.
E soprattutto se abbia saputo restituire qualcosa in più proprio alle comunità che hanno messo a disposizione una parte maggiore del proprio territorio.
Perché dietro la definizione comune di “ottanta Comuni del Parco” convivono condizioni troppo diverse per continuare a trattarle come se fossero uguali.
Prima di giudicare il Parco bisogna dunque misurare quanto Parco c’è realmente in ogni Comune.
Lo stesso Parco, ma non lo stesso peso:
Santa Marina 3,1%
Casalbuono 3,1%
Montesano sulla Marcellana 4,8%
Torre Orsaia 5,8%
Auletta 6,6%
Giungano 8,4%
Tortorella 10,0%
Capaccio Paestum 14,2%
Castel San Lorenzo 16,6%
Castelnuovo Cilento 16,7%
Agropoli 16,7%
Sicignano degli Alburni 19,3%
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