
Il ricordo del Magistrale di Piaggine, dei suoi docenti e di un’amicizia nata tra i banchi della IV B
Ringrazio il Direttore per aver voluto ospitare sul suo giornale questo mio breve scritto. È per me un’occasione preziosa per ricordare, con inevitabile nostalgia, il tempo trascorso a Piaggine come studente del locale Istituto Magistrale.
Avevo frequentato il Liceo Parmenide di Roccadaspide, mio paese di nascita e di residenza. Desideravo conseguire nel più breve tempo possibile un diploma di scuola secondaria superiore e, nello stesso tempo, acquisire una formazione umanistica maggiormente orientata alla pedagogia e all’educazione. Decisi così di iscrivermi al Magistrale di Piaggine, in un paese nel quale potevo contare anche su antichi rapporti di amicizia tra le nostre famiglie.
Successivamente completai il percorso con l’anno integrativo a Salerno, la laurea in Giurisprudenza e, infine, l’abilitazione alla professione di avvocato.
Ricordo ancora il viaggio verso Piaggine in una fredda mattina dei primi giorni di ottobre del 1972. Mio padre mi accompagnava in automobile e io ero immerso nei pensieri. Mi domandavo come sarebbe stata la permanenza in quel paese, quali professori avrei incontrato, chi sarebbero stati i miei compagni e come sarebbero nati i nostri rapporti.
Avvertivo anche un po’ di magone per aver salutato mia madre, i fratelli, le sorelle e gli amici.
Piaggine non era molto distante, ma sapevo che sarei tornato a casa soltanto in qualche fine settimana.

Quelle preoccupazioni svanirono quasi magicamente non appena varcai la soglia dell’Istituto. In pochissimo tempo conobbi i professori, i compagni della IV mista, sezione B, e cominciai ad apprezzare la cordialità e la vicinanza degli abitanti di Piaggine o, come si usa dire in maniera più familiare, dei “Chiainari”.
L’anno scolastico 1972-1973 fu una delle esperienze più belle della mia giovinezza.
Incontrai docenti dotati di grande umanità e profonda preparazione, capaci di mettere il proprio sapere al servizio degli studenti. Come dimenticare il compianto professor Franco Vairo, il professor Antonio Coccaro, la professoressa Anna Maria Castiello, don Carmine Troccoli, allora parroco di Sacco e successivamente direttore del Santuario di Novi Velia, e gli altri insegnanti che il tempo ha collocato nei meandri di una memoria ormai non più ferrea, ma ancora colma di gratitudine?
E come dimenticare la goliardia dei compagni e delle compagne di classe, la simpatia e la solidarietà che ci univano nella buona e nella cattiva sorte di ogni giornata scolastica?
Con molti di loro mi sono ritrovato occasionalmente nel corso degli anni.
Il mio lavoro alla guida della Polizia Locale di Roccadaspide ha favorito alcuni di questi incontri. Ogni volta è stata una gioia: bastavano uno sguardo, un nome o un ricordo per compiere un autentico tuffo nel passato.
Tra le immagini che riaffiorano più intensamente vi è quella del caro Emilio Coccaro, con la sua inseparabile chitarra, recentemente e prematuramente salito al cielo. A lui mi legava un’amicizia sincera, nata tra i banchi della IV B e consolidatasi nel corso degli anni.
Il Magistrale di Piaggine fu una nobile istituzione scolastica e il risultato di una scelta lungimirante delle autorità politiche e scolastiche. Ebbe il merito di formare intere generazioni di studenti provenienti dal comprensorio degli Alburni, della Valle del Calore e, più in generale, dall’intero Cilento.
Permise a tanti giovani di continuare gli studi restando vicini alle proprie famiglie, evitando i disagi e i costi della vita da fuori sede. Li accompagnò verso l’insegnamento, le professioni, il pubblico impiego e il settore privato. Alcuni raggiunsero anche posizioni di rilievo nella burocrazia italiana.
Mi addolora constatare che quel prezioso presidio scolastico, voluto alle falde del Monte Vivo e del Cervati e posto al servizio delle zone interne, dopo aver resistito per oltre mezzo secolo alle intemperie della politica, abbia dovuto infine soccombere allo spopolamento e alla desertificazione della nostra terra cilentana.
L’abbandono dei luoghi nei quali si è nati e cresciuti rappresenta uno dei prezzi più alti che si possano pagare nella vita. Quella che attraversiamo oggi assomiglia a una nuova emigrazione, diversa nelle forme ma non meno dolorosa di quella già vissuta dall’Italia nel dopoguerra e negli anni Sessanta e Settanta.
Mi piace continuare a pensare che possa verificarsi un’inversione di rotta nelle scelte sociali ed economiche destinate al governo e allo sviluppo delle aree interne.
Temo, però, che senza una volontà concreta, senza investimenti e senza una visione condivisa, anche questa speranza rischi di trasformarsi in un esercizio vano.
Eppure la storia del Magistrale di Piaggine ci insegna proprio il contrario: quando un territorio investe nella scuola, offre ai propri giovani non soltanto un’istruzione, ma la possibilità di costruire il futuro senza essere costretti ad abbandonare la propria terra.
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