Una storia di vita vissuta da Rofrano a Melbourne
Partito a soli dodici anni da Rofrano con il padre, Pimentiero Ventieri ha attraversato mezzo mondo insieme alla sua famiglia per raggiungere l’Australia. Prima Perth, poi Melbourne, dove ha costruito una vita fatta di lavoro, famiglia e adattamento. Una storia che attraversa mestieri diversi, tre matrimoni, sei figli e otto nipoti, senza mai recidere il legame con il paese d’origine e con la festa della Madonna.
Siamo nella bella casa di Giuseppe Mazzeo, in un clima conviviale, tra amici e racconti che nascono spontaneamente, quasi come accade nelle serate di paese.

Tra un bicchiere di vino e una risata prende forma la memoria di una vita lontana.
Accanto a noi c’è Tony Ventieri, originario di Rofrano, arrivato in Australia nel 1960 quando aveva appena dodici anni.
Il viaggio verso il nuovo continente non fu diretto. La prima tappa fu Perth, sulla costa occidentale dell’Australia, prima di raggiungere definitivamente Melbourne, la città dove la famiglia si sarebbe stabilita.
L’infanzia tra i pascoli da Rofrano
Quando gli si chiede cosa facesse da bambino, la risposta arriva semplice e naturale: “Ero piccolino, che facevo?”
La sua giornata era quella tipica dei ragazzi del paese negli anni Cinquanta. Portava gli animali al pascolo in località Mulauriddo e viveva con la famiglia nella zona di Vigna della Serra.
Era una vita fatta di campagna, di lavoro precoce e di luoghi che ancora oggi conservano i loro nomi antichi nella memoria di chi li ha abitati.
Il viaggio verso l’Australia
Fu il padre a partire per primo, come accadde a tante famiglie italiane in quegli anni.
Poi arrivarono, poco alla volta, gli altri. Una sorella e un fratello, Maria e Giuseppe e, successivamente, la madre con gli altri figli: Aldo e Felice.

Il padre trovò lavoro alla ferrovia, uno dei settori in cui molti immigrati italiani trovarono impiego nell’Australia del dopoguerra.
La scuola e lo spaesamento
Per Tony il primo impatto con il nuovo paese fu la scuola. Ci rimase soltanto un anno.
“Non capivo niente”, racconta con semplicità.
Era una condizione comune a molti giovani emigrati arrivati bambini o adolescenti: seduti in classe, ma immersi in un mondo linguistico e culturale completamente sconosciuto.
Terminato l’obbligo scolastico, arrivò il momento di lavorare.
Una vita di lavori
Il primo mestiere fu quello di spray pointer, verniciatore industriale.
Lo fece per sei mesi.
Poi iniziò una lunga stagione di lavori diversi … Ha lavorato in un ristorante come cameriere, il security Gard, il carpentiere, il muratore, il tappezziere, lo spazzino.
“Ho fatto di tutto”, dice.
Ed è forse la frase che meglio riassume una vita costruita con la fatica quotidiana.
Ha lavorato fino a sessant’anni, quando un problema a un braccio lo ha costretto a fermarsi.
Una famiglia tra tre culture
Anche la sua vita familiare riflette l’incontro tra mondi diversi.
Si è sposato tre volte.

La prima moglie era una compaesana di Rofrano ed è ancora in vita.
La seconda si chiamava Julie ed era inglese.
La terza, di origine cinese, si chiama Wu Fan.
Dalla sua vita familiare sono nati sei figli, e oggi la famiglia si è allargata con otto nipoti.
Una famiglia che rappresenta in pieno il mosaico culturale dell’Australia contemporanea.
La storia australiana di Tony Ventieri, da Rofrano a Melbourne. Nonostante una vita costruita in Australia, il legame con Rofrano non si è mai spezzato. Negli anni è tornato più volte nel paese d’origine.
Il motivo principale è sempre lo stesso: la festa della Madonna di Grottaferrata.
“Mi piace tanto”, confessa. La festa esiste anche altrove, ma non è mai la stessa cosa quando appartiene alla propria terra.
Quando è a Rofrano, le giornate scorrono tranquille. Incontra gli amici, prende il caffè, beve una birra, chiacchiera molto con i paesani.
Molti dei compagni di un tempo non ci sono più.
Ma il paese continua comunque a offrire relazioni nuove e quel senso di familiarità che solo i luoghi d’origine sanno mantenere.
Alla domanda se tornerà ancora in Italia, la risposta resta sospesa.
“Forse sì, forse no.”
Ma il legame con il paese resta forte.
Prima di concludere la conversazione, Tony Ventieri lascia un saluto semplice e diretto ai suoi compaesani:
“Tanti saluti a Rofrano.” In poche parole c’è tutto: la distanza, la memoria, l’affetto per una terra che, anche dopo una vita intera trascorsa dall’altra parte del mondo, continua a restare casa.
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