Nella prima lettura Dio, pronto a manifestare misericordia e pietà, si rivela a Mosè per comunicargli che è disposto a perdonare anche chi conserva ancora un cuore duro. Il Vangelo ne presenta il volto autentico, riflesso in quello di Gesù, impegnato nel dialogo con Nicodemo
Autore: Don Luigi Rossi
Liturgia della Parola: ATTI 2,1-11; I CORINZI 12,3B-7.12-13; GV 20,19-23
Dalla Risurrezione alla missione: il Signore glorificato affida ai fragili la forza del suo amore
L’angoscia per un futuro incerto e un presente segnato da disagi, dolore e morte genera una paura costante, accentuata dall’assenza di una figura capace di rassicurarci e di guidarci verso la luce oltre il tunnel. Ci percepiamo fragili, quasi vasi di creta, costretti a contendere le briciole dell’esistenza con chi appare più forte.
Viviamo in anni di profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali. In un tempo segnato da instabilità, paure diffuse e ricerca di punti fermi, anche il panorama della classe dirigente spesso non offre esempi rassicuranti. Astuzia, arroganza, pretesa impunità e senso di superiorità sembrano talvolta prevalere sul servizio autentico al bene comune. Nella società dell’immagine, dominata da slogan e leadership effimere, cresce il successo di presunti “guru” ai quali si delega persino il compito di pensare.
Il passo evangelico dei discepoli di Emmaus è una pagina lirica che assorbe il lettore, attratto dalla scena per la densità delle emozioni descritte, per le parole pronunciate, per i gesti, per i volti che riflettono l’evoluzione del cuore, che lentamente passa dalla tristezza alla gioia.
Le letture della Seconda Domenica di Pasqua mettono al centro il passaggio dalla paura alla fede, dal dubbio alla confessione di Tommaso, fino alla beatitudine di coloro che credono senza vedere. La pace pasquale, il dono dello Spirito e la comunione fraterna diventano i segni concreti della vita nuova inaugurata dalla Risurrezione
Dalla tomba vuota alla fede dei discepoli, il cuore della Pasqua è l’incontro con il Risorto, presenza viva che rinnova l’esistenza umana, apre alla speranza e chiama ogni credente a una testimonianza concreta di salvezza, amore e vita nuova
Gesù invita a una condivisione di memoria, di storia, di certezza della salvezza: una novità radicale e imprevedibile, perché nel pane e nel vino dona se stesso. In contraccambio, per il suo offrirsi, chiede soltanto che siano ripetuti parole, gesto e dono, divenuti nutrimento per crescere nella fede e nell’amore. Ecco perché poniamo in una speciale cappella l’Eucarestia e vegliamo in preghiera, in attesa dei riti del Venerdì Santo.
Gesù, prima della sua morte, compie il gesto scandaloso del lavare i piedi ai discepoli, segno del Dio che si abbassa per amore.
Il nostro quotidiano è spesso segnato da vicende che danno la sensazione di essere precipitati verso la morte della speranza, a causa delle continue e assurde manifestazioni di violenza. Un senso di repulsione e di stanchezza pervade l’animo, mentre cresce il desiderio di una possibile liberazione
Liturgia della Parola: Esodo 17,3-7; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42 Dopo le tentazioni nel deserto e l’esperienza luminosa della trasfigurazione, a mezzogiorno di un giorno assolato, durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù arriva al pozzo di Giacobbe, nella regione dei Samaritani. Accaldato e assetato si siede sull’orlo del pozzo: non sente solo stanchezza fisica, ma porta nel cuore anche il peso di una missione segnata da opposizioni e tradimenti. Arriva una donna dalla vita fragile e tormentata. Non conosciamo il suo nome, ma sappiamo che ha vissuto relazioni difficili: ha avuto cinque mariti. Gesù intravede il dramma della sua anima e…



